MENU

PROGRAMMAZIONE

Cosa voglio di più

 

CINEMA TEATRO ASTORIA LERICI CINEFOUM E RASSEGNE

RASSEGNA L’artigiano dei dialoghi
OMAGGIO A RODOLFO SONEGO

“Il mio metodo consiste nell’impiegare gran parte del tempo a seguire da vicino il dialogo sul vero. Spesso colloco il mio registratore in un luogo molto frequentato, in un’osteria per esempio, senza che naturalmente nessuno se ne accorga. Poi, dopo tre o quattro ore di incisione, porto l’apparecchio a casa e ascolto. Copio i dialoghi colti sul vivo, li studio, li sento varie volte, fino a che mi sono reso conto perfino delle sfumature di tono. Anche per quel che riguarda il dialogo non mi è possibile prescindere  da un’esperienza che non abbia radici nella realtà.” (Rodolfo Sonego

Martedi 27
Aprile

17.30
21.15

UN EROE DEI NOSTRI TEMPI
(Italia, 1955 – 90’) Regia di Mario Monicelli

Martedi 4
Maggio

17.30
21.15

UNA VITA DIFFICILE
(Italia, 1961 – 118’) Regia di Dino Risi

Martedi 11
Maggio

17.30
21.15

LA RAGAZZA IN VETRINA
(Italia/Francia, 1961 – 90’) Regia di Luciano Emmer

Martedi 18
Maggio

17.30
21.15

LA RAGAZZA CON LA PISTOLA
(Italia, 1968 – 102’) Regia di Mario Monicelli

Il Cinema Astoria, in occasione della sesta edizione del Festival AGAVE DI CRISTALLO – PREMIO AI DIALOGHI CINEMATOGRAFICI rende omaggio al grande sceneggiatore Rodolfo Sonego con la proiezione di tre opere-chiave della sua vasta filmografia. Le copie dei film provengono dalla Cineteca Nazionale di Roma. Buona visione.

“Il mio metodo consiste nell’impiegare gran parte del tempo a seguire da vicino il dialogo sul vero. Spesso colloco il mio registratore in un luogo molto frequentato, in un’osteria per esempio, senza che naturalmente nessuno se ne accorga. Poi, dopo tre o quattro ore di incisione, porto l’apparecchio a casa e ascolto. Copio i dialoghi colti sul vivo, li studio, li sento varie volte, fino a che mi sono reso conto perfino delle sfumature di tono. Anche per quel che riguarda il dialogo non mi è possibile prescindere  da un’esperienza che non abbia radici nella realtà.”

Così Rodolfo Sonego (Cavarzano, Belluno, 1921- Roma, 2000) a proposito della sua professione di sceneggiatore cinematografico, intrapresa nel dopoguerra e portata avanti fino alla scomparsa nel segno dell’impegno civile accostato alla commedia all’italiana, dell’indagine sociologica contaminata da esperienze personali. Tra le prime, importanti collaborazioni i copioni di “Achtung! Banditi!” (1951, Carlo Lizzani), “Roma ore 11” (1951, Giuseppe De Santis), “Anna” (1952, Alberto Lattuada), cui seguì “La spiaggia” (1953, Alberto Lattuada), prima commedia politica del cinema italiano, all’epoca censurata pesantemente ma baciata da un enorme successo commerciale. Dal 1954 legò il suo nome a quello di Alberto Sordi per il quale firmò quasi tutte le sceneggiature, tra le quali spicca quella di “Una vita difficile” (1961, Dino Risi), sorta di autobiografia di Sonego, forse il suo capolavoro; indimenticabili, tra gli altri, i ruoli scritti per Sordi in “Un eroe dei nostri tempi” (1955, Monicelli), “Il vedovo” (1959, Dino Risi), “I complessi” (1965, Luigi Filippo D’Amico), “Un italiano in America” (1967, Sordi), “Detenuto in attesa di giudizio” (1971, Nanni Loy), “Lo scopone scientifico” (1972, Luigi Comencini), “In viaggio con papà” (1982, Sordi). Ebbe il merito, con “La ragazza con la pistola” (1968, Mario Monicelli) di scoprire il lato comico di Monica Vitti, fino ad allora interprete di ruoli drammatici.

UN EROE DEI NOSTRI TEMPI (Italia, 1955 di Mario Monicelli)
Ritratto di un conformista che, a furia di non volersi compromettere, si fa incastrare. Sottrattosi al pericolo di dover sposare una intraprendente vedovella, si arruola nella celere per non avere più paura. Commedia di costume, scritta da Rodolfo Sonego, con risvolti di satira politica, imperniata su un Sordi di istrionica vitalità comica, il film ha scatto, scorrevolezza. Musiche di Nino Rota, bella squadra di caratteristi. (Morando Morandini, dal “Dizionario dei film 2001”)
“Uno dei vizi che ci eravamo messi a osservare in “Un eroe dei nostri tempi” era la paura. Il protagonista viveva nel continuo allarme del peggioramento della sua condizione. (…) “Un eroe dei nostri tempi” è stato girato nel periodo di Scelba; periodo politicamente sclerotizzato, in cui lo stato era piuttosto poliziesco. Cercavo di raccontare, di descrivere la paura di un cittadino medio perseguitato che, per paura, diventerà persecutore, cioè poliziotto. (…) Poi ci ho aggiunto la scenetta del chirurgo padre e del chirurgo figlio. Il padre dice al figlio: “Dammi le forbici” e il figlio: “Ti passo il coagulatore” e Sordi, allora, si preoccupa: “Ma, scusi! Papà ha detto le forbici! Fai quello che ha detto papà. No? (…) Perché questa è l’Italia: il popolo mammone e le carriere dei ragazzi che hanno il papà importante.(…) Tutta la critica di sinistra quando vide il film rimase come intontita. Cominciò a dire: “Ma cos’è questo film? E’ pericoloso ridere sulla Celere”. (Rodolfo Sonego, da “Il cinema secondo Sonego” a cura di Tatti Sanguineti, Transeuropa 2000)

UNA VITA DIFFICILE (Italia, 1961 di Dino Risi)
Panoramica su vent’anni di vita italiana attraverso le vicende di un ex partigiano giornalista che si inserisce nel sistema di una borghesia reazionaria. Una delle più felici interpretazioni di Alberto Sordi in un personaggio per lui insolito, scritto su misura dalla sua eminenza grigia Rodolfo Sonego. Nonostante la contraddizione di fondo non risolta –essere commedia satirica o far posto alla tirannia di un mattatore- il film pullula di sequenze eccellenti e ha un momento di poesia: Sordi ubriaco all’alba in un vialone di Viareggio. (Morando Morandini, ibidem)
“Nello scrivere “Una vita dificile” vi avevo messo dentro un po’ delle mie esperienze autobiografiche: la Resistenza, la Roma cattolica dell’immediato dopoguerra, le trattorie dove ci ritrovavamo tutti, cercando arrangiarci come potevamo fra cinema, giornalismo e tutto il resto. (…) Ho scritto questo copione con particolarissimo amore e attenzione, e Risi si è messo con molta umiltà, come ha spesso riconosciuto, a mia disposizione, perché si trattava di un copione particolare, una storia che praticamente riguardava me, con molto di autobiografico. (…) Io spingevo per Sordi e tutti gli amici dubitavano: “Ma, sai, fare un film così impegnativo con un comico…cosa succederà? Più gli amici dubitavano, più io mi sentivo sicuro. (…) Bisognava che “Una vita difficile” avesse una tonalità umoristica, che descrivesse le tragedie esistenziali del suo protagonista con una ironia, con una levità che, secondo me, non avrebbe tolto, ma semmai aggiunto qualità al film.” (Rodolfo Sonego, ibidem)

LA RAGAZZA IN VETRINA (Italia/Francia, 1961 di Luciano Emmer)
Due minatori in Belgio passano un week-end con due ragazze olandesi che lavorano nella strada delle vetrine di Amsterdam. Uno dei due si innamora, ricambiato. Uno dei più felici film di Emmer e non solo per agilità di racconto, intelligenza di notazioni e direzione d’attori. C’è anche uno scavo psicologico più profondo. Ebbe gravi noie con la censura democristiana che impose tagli, modifiche al dialogo e il divieto ai minori  di sedici anni, nonostante la castità della rappresentazione. (Morando Morandini, ibidem)
Il film è il risultato di uno dei miei viaggi nelle miniere europee. Ho percorso quell’orribile mondo di cui nessuno parla, né parlerà mai, perché significherebbe portare alla luce uno dei bubboni dell’umanità che ne ha già tanti. Ci sono degli uomini là sotto terra…. (…) Sono stato in Olanda, in Belgio (…) poi pensai di ritornare in Italia, passai da Amsterdam, vidi la strada delle prostitute in vetrina; c’erano due o tre ragazzi minatori che parlavano italiano (…) civenivano di tanto in tanto, al sabato. Chiacchierando con loro e con questa giovane prostituta, ho sentito che c’era qualche cosa che poteva dare uno spunto. Sono tornato in Italia e ho scritto trenta pagine che sono rimaste per due o tre anni nel cassetto di un produttore. Poi un giorno mi telefonò Pasolini e mi disse che aveva trovato questo soggetto, che lo aveva letto, che gli piaceva moltissimo, soprattutto i dialoghi. (…) A lui piacevano molto certi dialoghi presi sul vero, che evidentemente l’avevano toccato sul suo punto debole. Era uno dei primi tentativi, non di cinema-verità, ma di un cinema estemporaneo che nasceva da emozioni molto dirette, recenti, appena vissute…” (Rodolfo Sonego, ibidem)

LA RAGAZZA CON LA PISTOLA (Italia, 1968 di Mario Monicelli)
Giovane sicula dal sangue caldo sbarca a Londra per uccidere Vincenzo che l’ha sedotta e abbandonata. Ma nella metropoli avviene una felice metamorfosi. Commedia all’italiana in trasferta inglese. Confezione di lusso, sostanza da avanspettacolo, caricaturale più che satirica, con una bieca insistenza sui più vieti luoghi comuni del Sud. Nomination all’Oscar come miglior film straniero. (Morando Morandini, ibidem)

“Mi è stato ispirato da un racconto di un’infermiera che avevo conosciuto in Inghilterra. (…) Era uno dei primi film femministi che dava un certo respiro al personaggio femminile, a  (…). Ero molto amico di Michelangelo Antonioni, conoscevo Monica Vitti, ma non sapevo della sua vocazione comica. Pensavo che Monica fosse quella che tutti conoscevano. (…) Un giorno dissi: “Vado a casa di Monica, cerco di raccontarle la storia e vediamo un po’ se da attrice drammatica lei se la sente di fare…” La Vitti era entusiasta, perché finalmente si scrollava di dosso il clichè dell’attrice drammatica, mentre aveva una tale carica di ironia… (…) Monica è la più grande attrice comica italiana. (Rodolfo Sonego, ibidem)

SONEGO PARLA

“La vera lingua del cinema italiano  è stata la lingua romana perché i film, il cinema, si fa a Roma.” (…)

Credo nella prima fase della mia attività di aver scritto almeno quaranta copioni senza metterci dentro uno “stronzo”, un “cazzo”, un “vaffanculo”. Solo dopo un certo vocabolario, certi neologismi, certe parole più pesanti sono diventate lingua comune, convenevoli da salotto. Da molti anni è una pratica quotidiana rafforzare i film di parolacce al doppiaggio. “Guarda che qui fa poco ridere… Mettimici una dozzina di parolacce”. Questo zavorrare di dosi sempre più massicce i film al doppiaggio a me è sempre sembrato un trucco di bassa lega. Non è che io sia puritano: credo anzi con alcuni miei film di aver dato un contributo notevole all’evoluzione linguistica dei copioni. Ciò con cui mi sento in polemica è una certa tendenza al fingersi moderni, emancipati, all’altezza dei tempi.” (…)

“Non ho esperienze teatrali al mio attivo; e so che quando si sono trasferiti in una film i dialoghi di un romanzo il risultato è stato sempre negativo.” (…)

“La mia regola è sempre la stessa, raccontare piccoli uomini che hanno grandi avventure. E anche il tema è sempre quello: l’arte di arrangiarsi, la comica tragedia dell’italiano qualunque, vigliacco quanto basta, eppure a volte capace di grandi gesti.” (…)

“Il cattivo sceneggiatore trova sempre un alibi per fare una cattiva sceneggiatura. Adesso il suo alibi è la TV” (…)

“Il mio primo vero maestro, anche se con lui ho lavorato poco, è stato appunto Zavattini, che mi ha immediatamente abituato a un tipo di lavoro molto analitico sulla realtà, con una specie di lente di ingrandimento che osserva i dettagli, li isola, poi li mette insieme, come una specie di inventario dei dettagli.” (…)

“Forse sono l’unico sceneggiatore italiano che ha firmato da solo una grande quantità di film. Un quadro deve essere fatto da una persona e basta. Quindi un copione deve essere inventato da una sola persona. Deve avere una sola mano, è come un quadro o un libro, non ci sono differenze sostanziali.” (…)

“Perché la fatica dello scrivere è anche la ragione della diserzione nel campo della sceneggiatura per passare alla regia: inventare un soggetto, scrivere una sceneggiatura, finirla, è una fatica troppo grossa. Preferiscono trovarla più o meno fatta e poi girare il film. Monicelli e altri lo dicono apertamente” (…)

“Il cinema prende, ruba la vita. Il mestiere di sceneggiatore è terribile, perché appena ti fai conoscere diventa un lavoro infame come quello del minatore. Il cinema ti impone tempi che a volte sono disumani. Mentre il dispositivo finanziario e organizzativo è già scattato, ti possono chiedere di scrivere un film in un mese, un mese e mezzo, e tu diventi vittima di questa spirale del tempo, che non finisce mai.” (…)

“Io uso da sempre, fin dagli inizi, le indicazioni tecniche nella sceneggiatura.” (…)

“E’ necessario scrivere tutto dello svolgimento dell’azione, dando per scontato che una buona parte delle volte il regista non ne terrà conto fedelmente, perché sul set si abbandonerà all’ispirazione.” (…)

(Rodolfo Sonego, da “Il cinema secondo Sonego” a cura di Tatti Sanguineti, Transeuropa 2000)

 

 


RASSEGNA ENGLISH VERSION


15 April
16 April

21.00
21.30

A SINGLE MAN
(USA, 2009 – 95’, Gustave Flaubert / Tom Ford)

29 April
30 April

21.00
17.00, 19.15, 21.30

INVICTUS
(USA, 2009 – 133’, Clint Eastwood)

6 May
7 May

21.00
21.30

SHUTTER ISLAND
(USA, 2009 – 138’, Martin Scorsese)

A SINGLE MAN (USA 2009 – 95’, Tom Ford)
Set in Los Angeles in 1962, at the height of the Cuban missile crisis, A SINGLE MAN, is the story of George Falconer, a 52 year old British college professor (Colin Firth) who is struggling to find meaning to his life after the death of his long time partner, Jim (Matthew Goode). George dwells on the past and cannot see his future as we follow him through a single day, where a series of events and encounters ultimately leads him to decide if there is a meaning to life after Jim. George is consoled by his closest friend Charley (Julianne Moore), a 48 year old beauty who is wrestling with her own questions about the future. A young student of George’s, Kenny (Nicholas Hoult), who is comings to terms with his true nature, stalks George as he feels in him a kindred spirit.
A SINGLE MAN is a romantic tale of love interrupted, the isolation that is an inherent part of the human condition, and ultimately the importance of the seemingly smaller moments in life. (imdb.com)
1962. George è un professore universitario di origine inglese che vive in California. A causa di un incidente stradale, George perde Jim, il compagno con cui ha condiviso 16 anni di vita, e si trova improvvisamente a dover fare i conti da solo con i pregiudizi che circondano gli omosessuali. Quando anche il suo vicino di casa ingaggia una furiosa lotta personale contro di lui e Kenny, uno dei suoi studenti si convince di essere la sua anima gemella e di non volersi tirare indietro, George trova appoggio nella sua amica di sempre, Charlotte... (cinematografo.it)

INVICTUS (USA 2009 – 133’, Clint Eastwood)
The film tells the inspiring true story of how Nelson Mandela joined forces with the captain of South Africa's rugby team to help unite their country. Newly elected President Mandela knows his nation remains racially and economically divided in the wake of apartheid. Believing he can bring his people together through the universal language of sport, Mandela rallies South Africa's rugby team as they make their historic run to the 1995 Rugby World Cup Championship match. (imdb.com)
Sconfitto l'apartheid, Nelson Mandela, capo carismatico della lotta contro le leggi razziali, diventa presidente del Sudafrica grazie alle libere elezioni. Anche il mondo dello sport viene coinvolto dall'evento: il Sudafrica si vede assegnato il mondiale di Rugby del 1995 e sulla scena internazionale ritornano gli Springboks, la nazionale sudafricana che, dagli anni '80, era stata bandita dai campi di tutto il mondo a causa dell'apartheid. Il rugby, infatti, è sempre stato lo sport più seguito dagli Afrikaner e ai cittadini sudafricani di colore veniva riservato negli stadi un misero settore, di solito occupato per tifare la squadra avversaria. In occasione della cerimonia di apertura del campionato mondiale, l'ingresso in campo del presidente Mandela che indossa la verde maglia di jersey degli Springboks segna un passo decisivo nel cammino verso la pace tra bianchi e neri. (cinematografo.it)

SHUTTER ISLAND (USA 2009 – 138’, Martin Scorsese)
It's 1954, and up-and-coming U.S. marshal Teddy Daniels is assigned to investigate the disappearance of a patient from Boston's Shutter Island Ashecliffe Hospital. He's been pushing for an assignment on the island for personal reasons, but before long he wonders whether he hasn't been brought there as part of a twisted plot by hospital doctors whose radical treatments range from unethical to illegal to downright sinister. Teddy's shrewd investigating skills soon provide a promising lead, but the hospital refuses him access to records he suspects would break the case wide open. As a hurricane cuts off communication with the mainland, more dangerous criminals "escape" in the confusion, and the puzzling, improbable clues multiply, Teddy begins to doubt everything - his memory, his partner, even his own sanity. (imdb.com)
Stati Uniti, 1954. Il capo della polizia Teddy Daniels e il suo nuovo compagno di squadra Chuck Aule vengono convocati sull' isola-fortezza Shutter Island, sede del manicomio criminale Ashecliffe, per indagare sulla misteriosa scomparsa di una detenuta pluriomicida fuggita da una cella blindata. I due poliziotti, circondati da psichiatri inquisitori e da pazienti psicopatici e pericolosi, si troveranno immersi in un'atmosfera imprevedibile dove nulla è in realtà come appare, costretti nel frattempo a dover fare anche i conti con alcune delle loro più profonde e devastanti paure... (cinematografo.it)


Prezzo Biglietti:
Intero Euro 6,00
Ridotto Euro 4,50 (Ragazzi fino a 12 anni, adulti sopra i 65 anni, militari di leva, possessori carta studenti AGIS)
Ridotto Euro 4,00 (Soci ARCI e AVIS muniti di tessera)
Abbonamenti (validi per tutta la programmazione cinematografica): Tessera Euro 40,00 (11 ingressi)
Tickets: Full: 6,00 €, under 12 or over 65: 4,50€, ARCI, AVIS or AUSER members 4,00 € Subscription (valid for any scheduled film): 40 € card 11 films
CINEMA TEATRO ASTORIA via Gerini, 40 Lerici (SP) tel. 0187 952253 P.I. 01077650115
By Wizardwork

PRIVACY

Informativa sulla privacy ai sensi del D.lgs. n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali), che ha sostituito la legge n. 675/1996, il trattamento delle informazioni che La riguardano sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della Sua riservatezza e dei Suoi diritti. Ai sensi dell'articolo 13 del D.lgs. n. 196/2003 (già art. 10 legge 675/1996) della legge predetta, dunque, Le forniamo le seguenti informazioni: I dati da Lei spontaneamente forniti a questo sito tramite Email di richiesta informazioni verranno trattati, nei limiti della normativa sulla privacy, per le seguenti finalità: inviare esclusivemente informazioni da Lei richieste ove possibile nelle modalità da Lei specificate.